From torepanu a tiscali.it Tue Jul 14 11:41:44 2009 From: torepanu a tiscali.it (salvatore panu) Date: Tue, 14 Jul 2009 11:41:44 +0200 Subject: [Reteivanillich] lettere al presidente della repubblica italiana giorgio napolitano per non approvare il pacchetto sicurezza Message-ID: <8F8F3D85A5DC46AAA4A56B2335540B59@PCTORE> Ultimamente ho ricevuto diverse lettere indirizzate al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano e ne ho anche scritta una io personalmente. Data la gravità della situazione, vi invito a fare altrettanto. Vi prego quindi di scusarmi per l'invio di questa e-mail supplementare, ma ho ritenuto che era meglio segnalare questa notizia con una e-mail dedicata. L'indirizzo di posta elettronica a cui scrivere è presidenza.repubblica a quirinale.it ma forse conviene scrivere via web andando al seguente indirizzo https://servizi.quirinale.it/webmail/ compilando i vari campi obbligatori perchè la mail che ho appena inviato, con richiesta di conferma di lettura mi è tornata indietro immediatamente come non letta, quindi presumo cestinata. Salvatore Panu Lettera al Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano per ragioni anagrafiche non ho vissuto il fascismo storico, ma credo sempre più che quando le istituzioni, con i propri ministri, ignorano i principi basilari espressi nella «Dichiarazione universale dei diritti umani» (in particolare l'art.13 "Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese") nonché nella "Costituzione Italiana" (art.35 e art.10), sviluppano nella popolazione sentimenti di razzismo assimilabili al fascismo storico e alle sue leggi razziali e forse, peggio ancora, li rappresentano democraticamente. In altri termini, così facendo, le istituzioni si autodistruggono e distruggono anche la cultura umana e libertaria, sono altamente diseducative, ma soprattutto sono ingiuste in un mondo in cui domina un'economia mondiale di "mercato libero" che sfrutta risorse umane e naturali in tutto il mondo impoverendo i più poveri e arricchendo i più ricchi, che pretendono pure, ormai al collasso, di essere "salvati" da un'assistenza statale che hanno sempre osteggiato e distrutto. La miseria umana dei discorsi leghisti e razzisti che diventano legge, si fonda su una legge che non è uguale per tutti, si fonda sulla criminalizzazione di una condizione di esistenza della persona e non sulla propria condotta, si fonda allo stesso tempo sulla costruzione del nemico e sul suo sfruttamento alimentato dalla logica della paura dello straniero, dell'altro, del diverso e soprattutto del povero, nascondendosi dietro problemi identitari nazionalistici, perché lo straniero ricco o di nazionalità ricca non è mai clandestino. Dov'è finita la cittadinanza? Dove son finiti i cittadini? Dove stiamo andando a finire? La risposta istituzionale quotidiana è : guerra! Odio! Muri per la difesa! Le chiedo dunque, in quanto ultimo baluardo istituzionale, dopo che la finta democrazia parlamentare ha approvato il testo di legge sull'immigrazione, di opporsi a tutto ciò, perché altrimenti siamo tutti clandestini. Salvatore Panu Lettera di Giancarla Codrignani caro Presidente, non avrei voluto scriverti questa lettera e tanto meno permettermi di interferire con la tua alta responsabilità. Ma proprio perché in questo momento mi sembra necessario che si valorizzi anche la responsabilità civica di ciascuno di noi in quanto cittadino, credo di dovermi rivolgere a te per pregarti di non firmare le norme in materia di immigrazione approvate in questi giorni. Davvero, non avrei mai pensato che dal nostro Parlamento uscisse un'offesa così grande ai diritti di libertà. Anche gli antichi, in diverso contesto, onoravano lo ius migrandi che nei nostri tempi ha avuto collocazione sia nell'art.13 della Dichiarazione universale dei diritti umani, sia nell'art. 35 della Costituzione italiana. Soprattutto, mi mortifica riandare ai milioni di italiani che dalla fine del XIX secolo fino al secondo dopoguerra sono emigrati nelle più diverse parti del mondo, soffrendo le stesse pene a cui oggi questa legge condanna altri uomini e donne che, come i nostri migranti, cercano di sfuggire alla miseria e all'oppressione. Con le nuove norme neppure i rifugiati avranno garanzia di tutela, contro il dettato dell'art.10 della Costituzione che impone l'accoglimento di quanti non godano nel loro paese i diritti di libertà, addirittura, secondo gli atti della Costituente, senza reciprocità. Non a caso, perché tutti i partiti che avevano redatto la Carta del '48 avevano avuto esuli dalle persecuzioni fasciste. Il nostro paese non può accettare che sia reato non la condotta, ma l'identità di una persona, né che si violi l'uguaglianza discriminando gli esseri umani sulla base di criteri nazionalisti e razzisti, né che si verifichino respingimenti in forma crudele e illegale dal territorio nazionale (intendendo come tale anche la nave italiana che abbia raccolto i profughi). Non vorrei mai avere sentito un ministro della Repubblica dire che dobbiamo essere "cattivi". Ma vorrei anche che non solo i cittadini informati, ma anche quanti restano ancora ignari della sostanza dei problemi non corressero il rischio di venire sospinti da false paure verso sponde razziste. E come donna non vorrei mai che qualche bambino imparasse a non ritenere cittadino come lui un bimbo nato da una mamma come la sua, ma clandestina. Caro presidente Napolitano, abbiamo entrambi conosciuto l'esperienza del lavoro parlamentare in anni non lontani, che hanno conosciuto anche eventi tragici, ma che mantenevano il massimo rispetto delle garanzie istituzionali e che avevano rafforzato la democrazia italiana nel contesto internazionale. Ti prego: aiuta il paese a mantenere quella dignità. GIANCARLA CODRIGNANI ex-parlamentare Lettera di Arrigo Colombo (Movimento per la Società di Giustizia e per la Speranza, Lecce) La legge contro gl'immigrati non può essere approvata La legislazione italiana sull'immigrazione, in particolare la più recente, che sta nella legge sulla sicurezza, contrasta con i diritti fondamentali degl'immigrati come esseri umani, diritti che l'umanità ha affermato lungo gli ultimi secoli e che stanno nella Carte dei popoli; che in particolare la nostra Costituzione «riconosce e garantisce» come «i diritti inviolabili dell'uomo». A cominciare dal principio che la Terra è di tutti, per cui l'occupazione di un territorio da parte di un popolo non esclude il diritto degli altri, non può interdirne la presenza. Di conseguenza non vi può essere un reato d'immigrazione clandestina; dove per clandestinità s'intende la mancanza di un posto di lavoro previo (secondo la legge Bossi-Fini), e la conseguente mancanza di un permesso di soggiorno. Né vi può essere un reato per chi favorisce l'ingresso di un cosiddetto clandestino; o per chi l'accoglie offrendogli un'abitazione. Questo principio è espresso nella «Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo» nel senso che «ogni persona ha diritto di circolare liberamente e di scegliere la sua residenza all'interno di uno Stato». Questo punto non può essere espressamente negato, come avviene nella suddetta legge. Perché la «Dichiarazione universale dei diritti umani» è l'espressione più alta e più compiuta di quei «diritti inviolabili dell'uomo» che la nostra Costituzione espressamente riconosce e garantisce; e perché la nostra appartenenza all'ONU significa un'accettazione di quei principi. Il Movimento si aspetta dal Presidente non solo un atto di coerenza alla Costituzione e al suo spirito, ma anche un atto e una proclamazione di universale solidarietà, che risponda con chiarezza all'inumanità e all'odio che la Lega diffonde. Lecce, il 7 luglio 2009 per il Movimento il Responsabile, Prof. Arrigo Colombo Centro interdipartimentale di ricerca sull'utopia, Università di Lecce, E-mail arribo a libero.it/ Pag web http://digilander.libero.it/ColomboUtopia Articolo di Alex Zanotelli pubblicato nel blog del Centro Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana, sede di Bologna, http://icareancora.splinder.com/ CRISTIANI, DISOBBEDITE COME A LOS ANGELES Mi vergogno di essere italiano e di essere cristiano. Non avrei mai pensato che un paese come l'Italia avrebbe potuto varare una legge così razzista e xenofoba. Noi che siamo vissuti per secoli emigrando per cercare un tozzo di pane (sono 60 milioni gli italiani che vivono all'estero!), ora ripetiamo sugli immigrati lo stesso trattamento, anzi peggiorandolo, che noi italiani abbiamo subito un po' ovunque nel mondo. Questa legge è stata votata sull'onda lunga di un razzismo e una xenofobia crescente di cui la Lega è la migliore espressione. Il cuore della legge è che il clandestino è ora un criminale. Vorrei ricordare che criminali non sono gli immigrati clandestini ma quelle strutture economico-finanziarie che obbligano le persone a emigrare. Papa Giovanni XXIII nella Pacem in Terris ci ricorda che emigrare è un diritto. Fra le altre cose la legge prevede la tassa sul permesso di soggiorno (i nostri immigrati non sono già tartassati abbastanza?), le ronde, il permesso di soggiorno a punti, norme restrittive sui ricongiungimenti familiari e matrimoni misti, il carcere fino a quattro anni per gli irregolari che non rispettano l'ordine di espulsione ed infine la proibizione per una donna clandestina che partorisce in ospedale di riconoscere il proprio figlio o di iscriverlo all'anagrafe. Questa è una legislazione da apartheid, che viene da lontano: passando per la legge Turco-Napolitano fino alla non costituzionale Bossi-Fini. Tutto questo è il risultato di un mondo politico di destra e di sinistra che ha messo alla gogna lavavetri, ambulanti, rom e mendicanti. Questa è una cultura razzista che ci sta portando nel baratro dell'esclusione e dell'emarginazione. «Questo rischia di svuotare dall'interno le garanzie costituzionali erette 60 anni fa - così hanno scritto nel loro appello gli antropologi italiani - contro il ritorno di un fascismo che rivelò se stesso nelle leggi razziali». Vorrei far notare che la nostra Costituzione è stata scritta in buona parte da esuli politici, rientrati in patria dopo l'esilio a causa del fascismo. Per ben due volte la costituzione italiana parla di diritto d'asilo, che il parlamento non ha mai trasformato in legge. E non solo mi vergogno di essere italiano, ma mi vergogno anche di essere cristiano: questa legge è la negazione di verità fondamentali della Buona Novella di Gesù di Nazareth. Chiedo alla Chiesa Italiana il coraggio di denunciare senza mezzi termini una legge che fa a pugni con i fondamenti della fede cristiana. Penso che come cristiani dobbiamo avere il coraggio della disobbedienza civile. È l'invito che aveva fatto il cardinale R. Mahoney di Los Angeles (California) , quando nel 2006 si dibatteva negli Usa una legge analoga dove si affermava che il clandestino è un criminale. Nell'omelia del mercoledì delle ceneri nella sua cattedrale, il cardinale di Los Angeles ha detto che, se quella legge fosse stata approvata, avrebbe chiesto ai suoi preti e a tutto il personale diocesano la disobbedienza civile. Penso che i vescovi italiani dovrebbero fare oggi altrettanto. Davanti a questa legge mi vergogno anche come missionario: sono stato ospite dei popoli d'Africa per oltre vent'anni, popoli che oggi noi respingiamo, indifferenti alle loro situazioni d'ingiustizia e d'impoverimento. Noi italiani tutti dovremmo ricordare quella Parola che Dio rivolse a Israele: «Non molesterai il forestiero né l'opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d'Egitto» (Esodo 22,20). postato giovedì, 16 aprile 2009 qui di seguito altre numerose lettere http://lists.peacelink.it/nonviolenza/2009/07/msg00023.html Consiglio inoltre alcune letture estive per compensare il misero stillicidio quotidiano dei telegiornali Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo Convenzione adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948 http://it.wikisource.org/wiki/Dichiarazione_Universale_dei_Diritti_dell%27Uomo_-_UNGA,_10_dicembre_1948 La Costituzione della Repubblica Italiana http://www.quirinale.it/costituzione/costituzione.htm -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: From torepanu a tiscali.it Tue Jul 14 19:41:07 2009 From: torepanu a tiscali.it (salvatore panu) Date: Tue, 14 Jul 2009 19:41:07 +0200 Subject: [Reteivanillich] karta bianca in ricordo di bip a bologna xm24, concerto al mercatino dei produttori biologici a budrio, banditen a castel del rio Message-ID: ----------------------------------------------------- ------------------------------------------------------------- Venerdì 24 luglio, ore 21.30 - Castel del Rio - Chiesa di Giugnola Festival Acqua di terra / Terra di luna dedicato a Leo De Berardinis PROCESSO A PULCINELLA di e con Marco Manchisi e con Santo Marino Pulcinella, che oltre alla sua più nota ironia ha fama di vero e proprio briccone, viene trascinato in un'inverosimile aula di tribunale, dove risponderà ad accuse come vagabondaggio, accattonaggio, accidia, vanagloria, tradimento, fame atavica e ignoranza. Qui rivive le sue disavventure, facendo impazzire il suo giudice per la sua logorrea astratta, il becero controcanto, il doppio senso escatologico ed osceno, i discorsi alla rovescia, gli equivoci verbali, le parodie e gli sberleffi. BANDITEN di e con Marco Cavicchioli musiche in scena di Salvatore Panu regia di Mila Vanzini Racconti inediti scritti per lo spettacolo da Roberto Alajmo, Laura Pariani, Carlo Lucarelli, Paolo Rossi, Ivan Cotroneo, Matteo Bortolotti, Mauro Covacich, Marco Cavicchioli, Andrea Schianchi, Aldo Nove, Marcello Fois, Massimo Carlotto Banditen è dedicato a coloro che hanno lottato e continuano a lottare per la libertà intesa nella sua accezione più ampia e perseguita attraverso ogni forma di lotta: pacifica, militante, armata, ideale, surreale, di opinione, satirica, di linguaggio, ironica, disobbediente. Lotta che si scaglia contro regimi, invasioni, finte democrazie, mafie, colonialismi, divieti...Banditen è una ballata di partigiani, eroi, vigliacchi, illusi, traditori, santi, testimoni, sicari, banditi... Tel. 0542 657113 info a acquaditerraterradiluna.com www.acquaditerraterradiluna.com -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/jpeg Dimensione: 138145 bytes Descrizione: non disponibile URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... Nome: non disponibile Tipo: image/jpeg Dimensione: 107262 bytes Descrizione: non disponibile URL: From torepanu a tiscali.it Tue Jul 21 13:25:28 2009 From: torepanu a tiscali.it (torepanu a tiscali.it) Date: Tue, 21 Jul 2009 13:25:28 +0200 (CEST) Subject: [Reteivanillich] =?utf-8?q?VariAzione_n=C2=B03_=C3=A0_l=27Abbaye_?= =?utf-8?q?d=27Auberive_=28Haute-Marne=29=2C_Hic_et_nunc=2C_f=C3=AAte_th?= =?utf-8?b?w6nDonRyYWwtbXVzaWNhbCBkdSBtYXJpYWdlIGTigJlIw6lsb8Ovc2UgZXQg?= =?utf-8?q?Abelarde?= Message-ID: <3658711.20401248175528408.JavaMail.defaultUser@defaultHost> VariAzione n°3 à l'Abbaye d'Auberive (Haute-Marne) Rencontre musicale pour une création collective Hic et nunc Fête théâtral-musical du mariage d?Héloïse et Abelarde 26 juillet - 2 août 2009 Coordination musicale Salvatore Panu torepanu a tiscali.it 0039-340-8964948 ORGANISATION Denis Robert Association Scudo Abbaye d'Auberive place de l'Abbaye 52160 Auberive 09 75 40 45 54 denisrobert a scudo52.com www.scudo52.com Troisieme édition 2009 : Hic et nunc Le moment de l?improvisation et l?improvisation du moment Ici et maintenant - Qui e ora Quelque suggestion pour la troisième rencontre à l?Abbaye d?Auberive La première édition été fantastique, comme souvent toutes les premières fois : c?était la découverte réciproque de 50 personnes : première édition 2007 : Et bien j'en suis ! Rencontre musicale pour une création collective autour de Louise Michel Louise Michel (1830-1905), institutrice, révolutionnaire, anarchiste, anticolonialiste avant l'heure, est née à Vroncourt en Haute-Marne, près de l'abbaye d'Auberive. Elle fut emprisonnée dans cette même abbaye de 1871 à 1873, pour sa participation active à la Commune de Paris, avant d'être déportée en Nouvelle-Calédonie. Libérée en 1890, de retour en France en 1895, elle continue la lutte jusqu'à sa mort. Nous proposons une rencontre dans cette abbaye de musiciens de fanfare, individus ou groupes déjà constitués, amateurs ou professionnels. Chaque participant peut amener des propositions, suggestions, compositions, envies... qui seront mises en commun pendant la semaine pour une création collective, librement inspirées de sa vie. Un coordinateur, Salvatore Panu, sera chargé de faciliter cette mise en commun. Ce projet est aussi une tentative d'expérimenter une fanfare non conventionnelle. Durée final de la performance presque 2h Pour la deuxième édition j?ai essayé d?impliquer encore plus les participants dans le processus de composition collective : j?ai invité et sollicité les musiciens à faire des propositions. Le résultat à posé quelques problèmes, comme souvent toutes les deuxième fois. Déjà pour le nombre : on était 80 personnes. Beaucoup des musiciens ont proposé des morceaux de musique (compositions originels ou bien arrangements de morceaux d?autres compositeurs), ce qui a pris beaucoup de temps pour répéter et a créé pas mal de difficultés pour l?articulation fluide de la performance finale, qui a durée, environ 3h : deuxieme édition 2008 : Créer, c'est résister Rencontre musicale pour une création collective On est en train de préparer la troisième édition. Pour compléter une sorte de trilogie épique des nos rencontres, en tenant compte des considérations critiques effectuées par les participants à la dernière assemblée général qui a eu lieu à la fin de la deuxième rencontre, je vous propose de travailler sur l?Ici et Maintenant, c'est-à-dire sur l?improvisation collective et j?essaye d?éclairer un peu ma démarche, mon approche et de vous raconter mes réflexions et mes envies : La composition collective et l?improvisation J?appelle souvent les stages que je mène « atelier d?improvisation et composition collective » mais ce n?est pas suffisamment claire mon intention. Je croix que la musique académique est prisonnière des figures classiques de la hiérarchie instituée qui la gèrent : le compositeur est une sorte de Génie délégué à la création ; le chef d?orchestre est le professionnel délégué à diriger l?interprétation de la création que le dieu compositeur a finalement évacué ; les instrumentistes sont les ouvriers, plus ou moins professionnels destinés à l?exécution, à la réalisa! tion des idées du compositeur sous la direction du chef d?orchestre. L?écriture permet plus facilement de sacraliser la création et aussi de la gérer : le conducteur est le seul à avoir le droit à la vision globale de la création, il va diviser la création en partitions séparé pour chaque ouvrier. La division des taches est accomplie et aussi l?aliénation : on est prêt pour présenter la création sacrée aux spectateurs, on peut répliquer le produit identique plusieurs fois, on peut l?homologuer et le vendre plus facilement pour la joie des consommateurs (qui prétendent ne rien savoir de la musique) : le spectacle est terminé, rien ne va plus ! La représentation nous amène dans la fiction, la vie est ailleurs, le produit est en vente, a consommer, le jeu est ailleurs, on répète pour! quelqu?un d?autre qui a payé un billet et ! qui veux acheter du loisir. Je suis un peu extrémiste avec mon discours, la réalité est pleine de nuances, je le sais bien, mais j?ai polarisé la réalité pour comprendre mieux vers quelle direction il m?intéresse d?aller. La composition collective est donc pour moi d?abord l?improvisation collective. Autrement, même si ça peut être joli, s?il va bien on arrive à développer une bonne technique de collage des morceaux originels. Autrement, s?il va bien, on arrive à avoir de bonnes interprétations et de bonnes exécutions des morceaux choisis parmi les compositeurs qu?on aime le plus. Mais comment on peut profiter au maximum de notre rencontre ? Comment on peut tous libérer individuellement et ensemble notre potentiel créateur ? Comment on peut trouver la fluidité du métissage grâce à notre rencontre ? Comment on peut s?autoriser à être tous compositeurs sans ê! ;tre des Génies sacrés ? Comment on peut accepter le chaos et le désordre qui explosent quand il n?y a pas de conducteur ? Comment on peut jouir d?un moment en sachant qu?il est unique mais qu?il ne reviendra jamais plus parce que tout simplement la musique est volatile ? Comment on peut oser sans avoir peur ? Comment on peut continuer la lutte permanente entre l?instituant et l?institué ? Eh bé, je crois qu?on peut profiter de cette rencontre pour imaginer l?inimaginable, pour écouter l?inaudible, pour libérer l?écoute sensible que tout le monde a comme potentiel humain, mais qui est souvent atrophié. Un jour je me suis dit que peut être la composition collective est plutôt une décomposition qui permet d?intégrer dans le parcours les choses qu?on trouve sur le chemin des rencontres, sans la peur du changement que tout ça déclenche. Je me suis dit que la composition collective est une utopie, mais fascinante et qu?on ne peut pas refouler. La composition instantanée est très proche à l?improvisation. J?aime l?improvisation collective quand elle me permet de me libérer du connu pour m?envoler comme je fais souvent dans mes rêves favoris. Les dispositifs J?insiste à stimuler vos propositions, mais je vous invite à les calibrer plutôt sur des dispositifs et des jeux d?improvisation collective. Je vous donne quelques exemples qu?on a déjà pratiqués et explorés : - le cercle (moment collective) et la caverne (moment individuel) - les signatures (outil pour acquérir et marquer une identité sonore et un personnage et au même temps pour bien distribuer l?espace sonore qu?on a à disposition quand on est 60 musiciens a parler ensemble) - les divers jeux de conduction (parodie du chef d?orchestre classique mais aussi technique pour trouver des sonorités rares) - les bourdons, l?improvisation modale, l?imitation et le contraste, la durée d?un minute? - les diverses processions sonores (qui nous ont permis d?explorer l?espace sonore de l?abbaye en amenant aussi le public avec nous) - le fleuve congelé (qui a permis de remuer le public avec les musiciens et de l?amener à l?écoute du silence de l?abbaye) - les sections emprisonnées dans les cellules - l?utilisation d?objets (les bâtons sonores, la batterie de la cuisine, le sable dans la procession avec les pieds?) - la prise de parole ou bien le chant - la machine collective - la disparition des musiciens (abandonner le public qu?on a accueilli pour le retrouver en suite) - le combat entre trois fanfares - les suggestions imaginaires comme sous texte pour l?improvisation et pour focaliser l?intention de manière plus efficace dans l?improvisation (la pluie et le pointillisme sonore, le bruit collectif, la bagarre, la fanfare bourrée, la révolte des prisonniers?) - la danse ou les jongleries - les sous-groupes d?affinité (groupes de chant, percussion et berimbau, les sections d?instruments, les ombres chinoise, le groupe de cuisine, les fanfares?) - 30kg de farine à pétrir ensemble - Les sorties dehors de l?abbaye - Les nuits blanches, le métissage et le délire dionysiaque - Etc. etc. Voilà donc encore quelques idées sur lesquels j?aimerais travailler : - Les participants et leur vécu commun : on est toujours un groupe ouvert, mais il y a des limites dans l?hébergement. En plus je crois que c?est très important le vécu qu?on a en commun, on a désormais une langue partagée. On peut accepter d?autre gens, mais je voudrais surtout approfondir les pratiques et développer notre discours, déclencher encore plus notre potentiel collectif. Donc, dans les limites d! e l?accueil, on donnera la priorité aux anciens participants. - Dans la relation acteur/spectateur des fois on est nous même spectateurs, des fois on trouve des gens dans le public qui sont prêts à se lancer en plein milieu du cercle pendent une fête, des fois on est un peu comme des chamans. - Pourquoi ne pas dépasser la séparation entre le training et la performance ? La performance est en effet aussi un training et le training est déjà une performance. - La scène est l?abbaye entière et peut être plus en général Auberive. Donc on pourrait mieux accueillir sur scène le public. - La durée de la performance finale a été un problème car on avait limité notre possibilité du départ, encagé dans la logique standardisée du spectacle. Mais si on dit qu?on peut faire une journée entière de fête finale on n?aura pas ce problème, ça durera toute la journée, à partir de quand le premier qui se lève pose son pied par terre le matin jusqu'à q! uand le dernier sauvage délirant s?écroulera pendant la nuit suivante : tout simplement une fête qui allume doucement son feu le matin, qui trouvera son feu central au bout d?un moment et qui laissera très probablement des cendres chaudes dans le silence du lendemain. Un flux d?improvisation avec un souffle circadien. - Si le parcours dure une semaine, le processus entier de la semaine est le résultat et la fête est en effet le moment final, ce qu?on a envie de faire pour nous même avant de se quitter. Mais la fête finale est aussi le moment où l?on accueille des étrangers dans notre communauté et qui sont paradoxalement les habitants d?Auberive et des alentours. - Les sorties à l?extérieur de l?abbaye sont importantes pour plusieurs raisons : explorer l?environnement, communiquer notre présence dans l?abbaye et inviter le gens à la fête finale, recueillir un peu d?argent pour le projet, favoriser l?échange de répertoire « classique » des fanfares? Toutefois il ne faut pas exagérer car on dépense beaucoup de temps et d'énergie. Je vous invite donc à élaborer des propositions en ce sens. Je vous embrasse tous ensemble et aussi de manière individuelle. A bientôt HIC ET NUNC Salvatore Panu Rinfrescati con le offerte di Tiscali Photo. Stampa le tue foto a soli 0,08 ? -------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: -------------- parte successiva -------------- Un allegato non testuale è stato rimosso.... 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